La Sacra Scrittura di domenica 3 marzo

Il commento di don Michele Mosa. “Rispose loro Gesù: ‘Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere’ “

Di Don Michele Mosa

 

Domenica 25 febbraio 2024, una domenica come tante altre – diremmo noi. Ti svegli, ti vesti a festa e vai in chiesa per la Messa. Forse porti con te anche un po’ di pane e delle verdure da condividere con gli amici dopo la celebrazione. Invece… un attentato e il tuo sangue si mischia a quello di Cristo: un martire, un testimone della fede in più. Non un eroe, non un santo – tu lo sai benissimo che sei un peccatore, un incallito peccatore – ma quel giorno la tua fede, quel piccolo lumicino che ti sei sforzato di tenere acceso nonostante tutto, è diventato, improvvisamente, un cero pasquale. È accaduto in Burkina Faso, nel villaggio di Essakane. È accaduto in Turchia a Istanbul, l’antica Costantinopoli, sede del patriarca Bartolomeo, nel quartiere di Sariyer. È accaduto a Natiaboani, sempre in Burkina Faso, in questo caso contro una moschea.

“Distruggete questo tempio”: sfida, minaccia, provocazione? Al di là di quello che pensiamo, sembra proprio che ogni generazione – alla faccia dell’ateismo, del non credere e dell’anticlericalismo – prenda sempre più sul serio le parole di Gesù di Nazareth. Distruggete? E noi distruggiamo. E poi vediamo se tu saprai ricostruire. Per di più in tre giorni. Provocazione? Credo proprio di sì. Provocazione che riguarda noi che diciamo di essere suoi discepoli, innanzitutto. Provocazione che spazza via illusioni e facili utopie: “il regno dei cieli non è di questo mondo” e “guai a voi quando diranno bene di voi” (scrivo queste parole e mi viene la pelle d’oca: sono proprio fuori strada rispetto al Vangelo). Cristo è il Maestro che chiama, il Dio che invita. Il vangelo è strada non tempio, studio, sacristia, aula…È incontro non lezione. È fatica, morte e, soltanto il terzo giorno risurrezione. Distruggi il mio tempio, Signore. Distruggi le mie piccole certezze. Distruggi le mie verità. Sciogli la dottrina che imprigiona nell’abbraccio della fraternità. Fa’ che creda più nel seme che muore che nel frutto comprato al supermercato. Aiutami a vendere frigorifero e dispensa per ritrovare la bellezza dei gigli del campo e degli uccelli del cielo. E pazienza se dovrò stringere la cinghia.