La Sacra Scrittura di domenica 12 giugno

Il commento di don Michele Mosa. «Giustificati per fede»

Giustificati: difesi, protetti, forniti di un lasciapassare che evita sanzioni e pene. Assenza giustificata si dice a scuola, e questo ti fa evitare sanzioni disciplinari. Innanzitutto, vorrei notare la forma passiva del verbo: il soggetto della frase non compie l’azione ma riceve in dono ciò che l’azione produce. Ad agire – dice la grammatica – è il complemento d’agente. Ciò significa che l’IO non è protagonista, non è al centro. Al centro c’è un dono. Da accogliere. Poi c’è la causa del dono – e questa si coinvolge il soggetto: la fede. E qui qualcuno comincerà a chiedersi cosa sia la fede, di quale fede si sta parlando, quale fede ci serve per la salvezza. Rispondo con le parole di Gianfranco Ravasi: «Essa è simile a braccia aperte che accolgono la “cháris”, cioè l’amore divino donato. È afferrare una mano sicura che ci impedisce di sprofondare nel terreno molle della nostra carne e del nostro peccato». Già, una mano sicura tesa verso di te, cioè Qualcuno che ti tira fuori dalle sabbia mobili. Abbiamo cioè bisogno di un aiuto esterno? Da soli non siamo capaci di “scriverci la giustificazione”? siamo bambini in eterno? La mano tesa non è un semplice aiuto è una scelta: l’afferro? Mi giro dall’altra parte? Mi impegno ancora di più a fare da solo? Fede è scelta perché è apertura all’altro, fede è scelta perché racconta la fiducia che fa uscire dall’autoreferenzialità e dall’autosufficienza. La giustificazione, dono del Padre attraverso il Figlio nella potenza dello Spirito, è – scrive ancora Ravasi – «la stella terminale che sigilla la vicenda della nostra salvezza, partita dalle tenebre e approdata alla luce: l’uomo è ora “giustificato’, cioè reso giusto e perfetto: è – per usare un’immagine paolina – una “creatura nuova”. Le opere giuste che egli compirà saranno il frutto della salvezza ottenuta». Torno alla scuola da cui sono partito. Giustificazione non è marinare la scuola, evitare le interrogazioni e i compiti in classe senza pagare pegno, è aprirsi alla vita nuova, è il fiorire dell’uomo nuovo. È l’inizio della nuova creazione.

 

Don Michele Mosa