“Dal 17 agosto la crisi economica sarà più drammatica”

L'analisi di don Franco Tassone, responsabile della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Pavia

 

                                            Di Don Franco Tassone

(Responsabile della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Pavia)

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Oltre due milioni di lavoratori dall’inizio dell’anno a maggio si sono completamente astenuti dal lavoro: è questo il dato impressionante che emerge se si riportano i milioni di ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps, per la quasi totalità concentrati nei mesi del lockdown, in equivalenti “posti di lavoro con lavoratori a zero ore”. Se si considera invece un ricorso medio alla Cassa, ovvero al 50% del tempo lavorabile globale, solo ad aprile e maggio risultano coperti dagli ammortizzatori sociali (Fis incluso) per l’emergenza sanitaria Covid-19 oltre 4 milioni di lavoratori. Una tutela fondamentale, dunque, che però – oltre ai ritardi nell’erogazione di cui sappiamo – ha anche un risvolto di impoverimento dei lavoratori: quelli parzialmente tutelati dalla cassa hanno perso complessivamente dal reddito oltre 5 miliardi e 300 milioni di euro, al netto delle tasse. La riduzione del monte salari si traduce, per ogni singolo lavoratore a zero ore per tutto il 2020, in un taglio dello stipendio individuale di oltre 2.500 euro.

In seguito all’emergenza epidemiologica da Covid-19, il legislatore ha introdotto un divieto di licenziamento nei confronti delle aziende, ma soltanto per i casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Con il dichiarato intento di salvaguardare i livelli occupazionali il decreto legge Rilancio interviene sull’articolo 46 del decreto Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), sostituendo nel comma 1, le parole: “60 giorni” con “cinque mesi”. Il decreto legge Rilancio intenderebbe pertanto dare continuità al divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (GMO) che opererebbe fino al 17 agosto 2020.

Pertanto restano salvi i licenziamenti per giustificato motivo oggetti o per giusta causa, che andranno valutati caso per caso, al fine di valutare la loro legittimità o illegittimità.

Infine, al fine di permettere una corretta tutela al lavoratore licenziato, è giusto ricordare che i licenziamenti vanno impugnati in via stragiudiziale entro 60 giorni da quando il dipendente ne ha ricevuto comunicazione e nei successivi 180 giorni dall’invio della predetta impugnativa.

È bene sapere i licenziamenti, in via generale, possono avvenire in tre motivazioni: licenziamento per giustificato motivo oggettivo, licenziamento per giustificativo motivo soggettivo e licenziamento per giusta causa. Nella prima ipotesi (licenziamento per giustificato motivo oggettivo) il datore di lavoro licenzia un dipendente per ragioni relative “all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”. In questo caso quindi, il licenziamento è legato a motivi aziendali e non a motivi riferibili al lavoratore. Ad esempio a seguito dell’introduzione di un nuovo macchinario che permette di produrre un prodotto con un lavoratore piuttosto che con tre. Il datore di lavoro quindi, nel rispetto dei principi sanciti dalla legge e della giurisprudenza potrebbe decidere di licenziare i due lavoratori divenuti in esubero.

Diversa è l’ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa. In queste due ultime ipotesi, infatti, il licenziamento è legato al comportamento del lavoratore. Si pensi ad esempio al licenziamento per furto in azienda, ovvero il caso in cui il dipendente si assenti ingiustificatamente dal lavoro senza fornire alcuna giustificazione. Più precisamente, il licenziamento per giustificato motivo soggettivo “è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro”, mentre il licenziamento per giusta causa è determinato da un comportamento del dipendente talmente grave da “non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro nemmeno per un altro giorno”.

Per tali ragioni, nel primo caso il lavoratore avrà diritto all’indennità sostitutiva di preavviso prevista dal CCNL applicato al rapporto di lavoro, mentre nel secondo non avrà diritto alla predetta indennità. I numeri sono effettivamente senza precedenti. Consideri che fino ad ora l’anno peggiore della storia della cassa integrazione era stato il 2010 con 1 miliardo e 200 milioni di ore autorizzate. Nei primi cinque mesi di quest’anno abbiamo raggiunto il miliardo e 794 milioni di ore autorizzate: rispetto allo stesso periodo del 2019 siamo al +1.441,22 per cento. I territori produttivi, Nord Est e Nord Ovest, sono quelli che hanno subito il contraccolpo peggiore: rispettivamente la crescita è stata del 1.891 e 2.622 per cento.

 

 

 

Il progetto solidale della Chiesa di Pavia

 

Per aiutare chi è rimasto senza lavoro e chi rischia di perderlo nei prossimi mesi è sempre possibile aderire a “Nessuno resti indietro”, il progetto promosso dalla Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Pavia (guidata da don Franco Tassone) e dal Laboratorio di Nazareth per supportare chi è rimasto senza un’occupazione a causa dell’emergenza coronavirus. Chi vuole sostenere l’iniziativa di solidarietà “Nessuno resti indietro. Aiuta anche Tu chi ha perso il lavoro” può versare un contributo attraverso l’Iban: IT19M0838611300000000372946 (intestato all’associazione “Il Laboratorio di Nazareth”). Il progetto è sostenuto anche da “Una fetta alla volta”: è lo slogan che accompagna l’iniziativa di Essedue, un’azienda di Cura Carpignano che produce affettatrici professionali e domestiche. Da un lato, infatti, vuole favorire la “ripartenza” della stessa ditta (che fa parte della rete “Made in Pavia”), dopo il periodo di lockdown. Dall’altro intende sostenere l’iniziativa della Diocesi. Essedue ha scelto di offrire le sue affettatrici a prezzi vantaggiosi (con sconti del 50 per cento), direttamente dalla fabbrica, per dare una mano a chi vorrebbe rinnovare la sua attrezzatura ma affronta un momento di difficoltà economica. Parte del ricavato sarà devoluto a “Nessuno resti indietro”. Per poter aderire all’iniziativa (valida fino al 31 luglio) è possibile scrivere a info@essedueslicers.com o chiamare il numero 0382/474396, indicando la parola chiave “Una fetta alla volta” per ottenere lo sconto; le affettatrici potranno essere inviate direttamente ai ristoranti, bar o a casa delle persone interessate, oppure ritirate in azienda.

Anche “Made in Pavia”, la Rete solidale di imprese della nostra provincia, aderisce a “Nessuno resti indietro”. Il gruppo di aziende locali ha promosso il progetto “MIPiace. Il buono di Pavia a casa tua!”, che offre la possibilità di ordinare online attraverso il sito trattoriaressi.adunmetro.it o telefonicamente (al numero 3201883636) un’ampia scelta di prodotti del territorio: salumi, biscotti, riso, cioccolato, vino, amari e altro ancora. Una parte del ricavato della vendita di queste specialità, servirà a sostenere “Nessuno resti indietro”.

Un sostegno concreto all’iniziativa arriva anche da Assolombarda Pavia, tramite il presidente Nicola de Cardenas e Daniele Cerliani, uno dei vicepresidenti dell’associazione degli industriali pavesi e delegato di Federmeccanica sul territorio provinciale. Un aiuto che non vuole limitarsi solo a un contributo economico, ma che cerca anche di offrire un’occupazione a chi l’ha persa. In collaborazione con lo Sportello Lavoro, il Laboratorio di Nazareth e la Pastorale sociale si è realizzato un “database” nel quale raccogliere i dati delle persone che hanno perso il lavoro, le loro attitudini professionali e la disponibilità ad intraprendere una nuova occupazione.